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Acqua sacra purificatrice

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L'importanza dell'elemento acqua

Acqua sacra purificatrice

Un dono divino tra magia e sacralità

Nella realtà nella quale viviamo, abbiamo perso la relazione sacra con l’acqua. Ci siamo dimenticati che oltre ad essere stati concepiti e cresciuti in un grembo d’acqua, i nostri corpi ne sono intrisi per oltre il 70%, il cibo stesso col quale ci nutriamo, dai vegetali allo stesso pane che abbiamo in tavola ogni giorno contiene l’acqua, ogni giorno plachiamo la nostra sete con l’acqua, ci laviamo e la usiamo per togliere via sporcizia, sudore, stanchezza.

 

Tuttavia, raramente riflettiamo su quanta importanza vitale abbia per la nostra esistenza e salute, su quanta riconoscenza e gratitudine le dobbiamo per la sua presenza che non è sempre così scontata. Basta pensare ai paesi del terzo mondo dove invece esiste carenza dell’acqua e senz’andare troppo lontano, basta pensare ai lunghi periodi di siccità e acqua razionata durante l’estate, che abbiamo vissuto qui da noi in Sardegna, qualche decennio fa.

 

Fin dalle origini dei tempi, l’elemento Acqua, è stato il veicolo principale che ha creato e permesso la vita in ogni sua forma, che sappiamo essere indispensabile alla sopravvivenza, che è quello che l’uomo fin dai tempi più remoti, ha tenuto nella massima considerazione come un dono divino.

Naturalmente questo dono prezioso ha contribuito, associandolo ad una divinità, a creare dei riti che si sono poi tramandati attraverso antiche leggende, giungendo fino a nostri tempi.

L’Acqua serviva per i lavacri rituali, oltre che per l’igiene personale, per presentarsi dunque puliti e “candidi” innanzi al Dio invocato.

Si è creato così un culto delle acque vero e proprio, che prevedeva degli obblighi da seguire, come rituali specifici.

Questo fenomeno che ha catturato la fantasia dell’uomo sin da allora, si è manifestato nel mondo intero, sebbene nelle forme più disparate. In ogni latitudine si è osservato che l’uso rituale dell’acqua è stato sempre usato; un esempio classico moderno, è quello che si pratica nel Gange, in India.

Lo stesso rituale si manifesta attraverso il battesimo Cattolico Cristiano e nel lavaggio dei piedi usato dai Musulmani, prima di entrare alla Mecca; ma questi esempi scivolano molto lontani, indietro nel tempo e ci riportano alle antiche culture come quella Sumera e Babilonese che, nell’area Medio Orientale, tra il Tigri e l’Eufrate hanno coltivato per millenni usi e costumi legati indissolubilmente all’acqua, che alimentava la vita di quelle genti, così come le acque del Nilo alimentavano la vita degli Egizi, che tuttavia non avevano mai divinizzato il loro fiume, per gli effetti che produceva con il ciclico straripamento delle acque; ma nonostante ciò, i sacerdoti egiziani erano obbligati ad un rispetto ferreo dei rituali dell’acqua.

Anche nella nostra Sardegna è presente il culto delle acque.


Oltre 12000 anni fa, alla fine delle glaciazioni, nel Wurmiano, genti provenienti dall’Africa, dalla Spagna e poi dalla Liguria attraverso la Corsica, che allora era ancora unita alla Sardegna in un unico “continente”, Tirrenide o Posidonia, chiamato così successivamente dai Greci, iniziarono a praticare dei riti legati al culto delle acque.

 

Storie più o meno simili si sono alternate vicendevolmente nei tempi, così il culto dell’acqua si è tramandato ed è ancora presente nel battesimo purificatore, per lavare il peccato originale e rendere “puro” il neonato.
Alla stessa maniera ”l’Acqua Santa”con la quale ci si segna con la croce entrati in chiesa, ha la stessa funzione, cioè, quella di presentarsi “puri” lavati simbolicamente, innanzi all’Altare.

Gli stessi luoghi nei quali questi culti antichissimi pagani venivano praticati, sono stati trasformati a suo tempo dalla Chiesa Cattolica in luoghi di culto cristiani, imponendo nomi cristiani a luoghi, città e paesi antichi con la scusante della cristianizzazione.

Il culto delle acque era collegato alla luna, che rifletteva i suoi raggi sull’acqua, creando effetti magici, che da sempre hanno impressionato e impressionano chiunque tuttora, durante il plenilunio nelle notti tra Dicembre e Febbraio, a mezzanotte, quando la luce della luna cade perpendicolare sullo specchio dell’acqua e si riflette argentea, risalendo le scale e fuoriuscendo dal pozzo.

Ai giorni nostri, diamo troppo spesso per scontata la presenza dell’acqua, così come la presenza del cibo sul nostro piatto. Abbiamo perso quel reverenziale rispetto, che gli antichi manifestavano attraverso i riti, ma anche nella quotidianità in ogni loro gesto; ma soprattutto abbiamo perso l’importanza dell’essere grati.

Possiamo recuperare nella nostra vita quotidiana un pò di quella sacralità, di cui la vita degli antichi era così intimamente intrisa, per esempio quando ci immergiamo in acqua, per fare una doccia, un bagno o una nuotata, semplicemente portando attenzione e presenza al contatto con l’acqua, rendiamo sacro il gesto del bagnarci il viso, del lavarci il corpo, del poterci immergere e fluttuare o semplicemente galleggiare sostenuti nel suo abbraccio.

Rinnoviamo il rito della purificazione attraverso l’acqua chiedendole di lavare non solo il nostro corpo fisico, ma anche le nostre emozioni e pensieri, il nostro passato e il nostro presente, il nostro stesso spirito.

E soprattutto ricordiamoci di ringraziare per i benefici preziosi che ci dona e per la meraviglia che si rinnova attraverso la sua eterna presenza.

Ringrazio Stefano Sanna per la bellezza di questo video girato presso il Pozzo sacro di Santa Cristina.

Equinozio al pozzo sacro nuragico di Santa Cristina 

Grazie infinite acqua!

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