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Il senso della gentilezza. “Amor ch’a nulla amato amar perdona”

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Giornata mondiale della gentilezza

Il senso della gentilezza. “Amor ch’a nulla amato amar perdona”

Il senso della gentilezza.

“Amor ch’a nulla amato amar perdona”

13 novembre, Giornata mondiale della Gentilezza, si festeggia in tutto il mondo!

Viene spontaneo porsi qualche domanda e fare qualche riflessione sul senso della Gentilezza!

Essere gentili è molto più che rivolgersi con modi gentili verso gli altri!

Mi lascio ispirare dal celebre verso di Dante: L’amore, a nessuno che è amato, consente di non amare”…

È vero che quando ci rivolgiamo a qualcuno con gentilezza difficilmente riceviamo scortesia. Così come è davvero impossibile quando fai e hai fatto esperienza  dell’amore, smettere di vivere in amore.

Ma qual è la gentilezza di sostanza? Cosa significa essere autenticamente gentili?

La gentilezza di sostanza, oltre la forma superficiale dell’educazione in sé, è molto più che la spinta gentile verso comportamenti virtuosi. Rivela sempre l’essenza di ciò che siamo. È un modo di essere e di esistere.  Difficile trasformarsi in gentili autentici! Ma non impossibile! Occorre provarci!

Si dice che gentili si nasca, assai difficile diventarlo!

Occorre non confondere l’essere gentili con l’essere stupidi e ingenui! E neppure confondere la Gentilezza con l’essere falsamente cortesi.

Un’anima gentile si porta nel mondo con fiducia e semplicità. È sincera, ottimista e generosa, empatica; ha amore e rispetto verso tutto; tratta tutti come suoi pari, senza fare alcuna distinzione. Ha cura della relazione con l’altro; esprime gentilezza attraverso le proprie azioni! Disdegna supponenza, prevaricazione e competizione. Ma non è stupida e neppure ingenua!

Certamente come tutti sbaglia e conosce la  miseria umana del mondo, ed è capace di trascenderla senza lasciarsi condizionare ne ferire!

Perché la gentilezza non dovrebbe essere un bene di scambio, barattata sulla base di quanta se ne riceve.

 

La gentilezza, quella vera, è autentica nel suo manifestarsi, orienta la vita di chi la incarna, verso i valori umani più alti: perdono, gratitudine, compassione.

Ma come sappiamo la distanza tra ciò che crediamo sia giusto e i nostri modi di agire non è sempre poca, in mezzo l’inconscio e la poca autoanalisi e consapevolezza che li tengono frammentati. Così talvolta potremmo chiederci non solo se riteniamo positiva la gentilezza, ma quanto la crediamo necessaria, tanto da non trovare scuse quando ce ne manca.

 

Oggi si fa un gran parlare di Gentilezza! C’è necessità di nuovi modelli a cui ispirarsi!

Si scrivono libri sul tema, si organizzano persino eventi per eleggere a Gentili città e comuni. Coniugando in modo efficace interessi economici e sociali.

Si promuove una gentilezza contagiosa e virale: si moltiplicano così campagne di marketing incentrate sull’empatia come elemento cardine. Eppure non si tratta di un tema nuovo: addirittura dal 1998 nel mondo ogni 13 novembre si festeggia il World Kindness Day, per sensibilizzare governi e cittadini su atti di educazione civica basati su un elemento strategico:  essere gentili in ogni ambito del vivere quotidiano migliora la vita dei singoli e delle comunità.

E non solo, persino esistono studi scientifici che affermano che abbia importanti effetti sulla qualità della vita, salute e longevità.

 

Ma è lecito chiedersi quanta sostanza ci sia in tutto questo! Siamo davvero sicuri che nello stile gentile ormai richiesto dovunque e che lo stesso marketing utilizza, creando addirittura dei brand, ci sia reale sincerità e non mera strumentalizzazione?

La gentilezza è in grado di generare un vantaggio competitivo per i brand di qualsiasi comparto!

https://lab24.ilsole24ore.com/green-generation/gentilezza-carta-vincente-addio-marketing-molesto.php

Occorre essere lucidi e guardarsi  dagli squali e da coloro che si fingono gentili!

Si raccoglie sempre ciò che si semina! La vita insegna che ancora una volta è l’autenticità che misura nel tempo l’efficacia delle narrazioni. Nel mondo davvero connesso al senso di un’etica gentile occorre guardarsi dagli impostori!

Essere gentili non significa essere creduloni, stupidi e ingenui! Bisogna essere davvero integri dentro per fare della gentilezza non solo una filosofia di vita, ma un vero e proprio stile di vita, in cui le proprie azioni siano sempre più coerenti con l’essenza di ciò che è gentilezza e che possano orientare il proprio comportamento verso un’etica del giusto mezzo . 

 

E allora per aiutare a compiere una scelta decisa, irremovibile e intransigente ad essere gentili, provo a proporre tre argomentazioni.

  • Compiere atti di gentilezza ci rende gentili. Non ha nulla a che fare con la filantropia, con un auto-compiaciuto sentimento di magnanimità verso gli altri. La gentilezza che rivolgiamo agli altri rivela il nostro modo di prenderci cura di noi stessi. In particolare, delle nostre capacità di perdonare, di essere grati e anche di speranza e di gioia. Un animo gentile cura il proprio bisogno di non naufragare nella sfiducia, nella rassegnazione, nello scetticismo. Conservare un sorriso, calore e umiltà nella relazione con gli altri è proteggere la propria mente dalla lamentela, dallo scoraggiamento. Perché neurobiologicamente le emozioni che ci mette a disposizione la nostra amigdala – serene o contratte, fiduciose o irate – sono modulate e condizionate dai gesti e dai pensieri che abbiamo, avvalendoci della nostra corteccia prefrontale. Esattamente l’area cerebrale che utilizziamo per conservare la gentilezza e perdonare, nelle occasioni nelle quali non abbiamo nulla con cui barattarla.

 

  • La gentilezza nobilita il mondo. Impegnarsi in modi calmi e accoglienti, conservare serenità quando nulla ci viene in cambio, anche e soprattutto quando incontriamo la durezza, lo sgarbo, e la scorrettezza, ha un effetto sugli altri. Specificamente, attiva i loro neuroni specchio, costretti a decodificare e riconoscere, e perciò incorporare, comportamenti ben differenti dai propri. Certo non funziona sempre in assoluto, ma sovente sì. È l’evidenza del celebre verso di Dante: “Amor c’ha nulla amato amar perdona” (L’amore, a nessuno che è amato, consente di non amare).

 

  • La gentilezza ci connette agli altri. I sentimenti di chiusura, difesa, ostilità, risentimento non solo sono spiacevoli, sono anche ottusi e ci separano dagli altri, perché ci rendono ciechi e limitano e bloccano le nostre capacità di vedere e comprendere le sfumature e i colori della vita che solo la capacità di perdonare è in grado di fare. All’opposto conservare uno stato di gentilezza nei modi di sentire, non solo nei gesti, è un modo di educare la nostra mente, la nostra sensibilità, per riuscire a cogliere, intercettare, assaporare e capire quel che viviamo per evolvere come esseri umani. La gentilezza, quindi, ci rende capaci di pensieri e stati d’animo più vasti ed inclusivi, più comprensivi e quindi anche più lucidi ed efficaci.

 

Giornata mondiale della gentilezza

In breve, ci occorre gentilezza per non andare fuori strada, come può accadere quando a guidare sono il malessere, il risentimento o l’indifferenza e si è incapaci di perdonare.

Occorre essere gentili nella sostanza!  Senza ombra di dubbio la gentilezza migliora la vita e la orienta a cogliere il vero senso del vivere sulle orme di un’etica gentile.

 

Sandra Cau

Arcu De Chelu

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